Furlane story

Le furlane vengono da una storia lontana.

Nell’Ottocento, anche nelle campagne friulane e nella vicina Carnia, con le sue montagne selvatiche popolate da magiche presenze, crebbe il sapore freddo della povertà.

È in questi paesaggi, e in quell’epoca, che sono nati i scarpez, alias le furlane, simbolo di un’economia della sopravvivenza piena di forza, di resistenza, di dignità.

Furono le donne, avvicendate in mille faccende, le protagoniste di queste creazioni. Le costruivano utilizzando materiali riciclati, lavorandole con precisione e cura accanto al focolare, per farle indossare ai bambini e agli adulti della grande famiglia patriarcale, soprattutto nella buona stagione.

Una tradizione che è si è consolidata lungo i decenni del Novecento, perfezionandosi nelle tecniche costruttive e nella scelta dei materiali, fino a diventare una calzatura sempre più apprezzata per la sua comodità e per la sensazione di libertà che sa assicurare all’andamento del piede.

Ed è a Venezia che le furlane iniziano una nuova storia.

Nel primo dopoguerra, infatti, approdarono al Ponte di Rialto, portate da una famiglia di friulani che videro in Venezia, con ogni probabilità, la città più adatta ad ospitarle, la più adeguata per adoperarle.

Furono i gondolieri, per primi, ad adottarle per le loro caratteristiche speciali: antisdrucciolo, garantivano una perfetta stabilità, senza rovinare la preziosa verniciatura dell’imbarcazione simbolo della Serenissima.

Ed è qui, sul ponte più conosciuto al mondo, che le furlane cominciano a respirare l’aria cosmopolita di Venezia, diventando via via l’icona di una bellezza esclusiva e sostenibile …

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